Il viaggio è nella Testa

Josè Van Roy Dalì

 

 

 

Nel sensibile percorso pittorico di Katia Longoni ove, sorprendendo non poco lo spettatore, affiorano gatti, tigri, volti e corpi femminili, plasmati talvolta di un suggestivo surrealismo dinamico che induce alla ponderazione, non sfugge, nemmeno all'osservatore più distratto, il rapporto quasi esasperato dell'artista con i precisi canoni della bellezza estetica che sovente si fondono con l'emozione pura come per casuale magia.

Dal percorso mnemonico dell'Artista, riportato con cura ricercata su tela, emerge, quasi con prepotenza, quella affannosa ricerca, soprattutto emozionale, da conferire alla sue opere quasi in un’ ideale competizione comparativa con la natura.

Ed è così che ogni tratto grafico, ogni tocco di colore si amalgamano virtualmente con brani musicali classici, piuttosto affini alla colonna sonora variabile a comando di un fantastico film, autonomamente in grado di comporsi e ricomporsi ad ogni nuova osservazione dell'opera che si presta a diverse chiavi di lettura.

Non a caso, la prima volta che ho avuto modo di osservare dal vivo alcune opere di Katia Longoni, in bella mostra presso la Gran Canaria Art Gallery in Las Palmas, mi sono sentito trasportare tra le note di Rapsodia in blu di Gershwin. Mi riferisco in particolare a "Il viaggio è nella testa", un olio su due tele assemblate su piani diversi, in un certo senso facente parte di una "collezione autobiografica" dell'Artista e del suo percorso vitale, paradossalmente affine a una moltitudine di altri individui e volto alla ricerca dei propri limiti artistici e non, e nel contempo alla quotidiana sfida di ogni plausibile regola nel tentativo di superarli attraverso la potenza della passione e soprattutto dell'amore...in cui volontà, forza d'animo e desiderio di un rigoroso equilibrio riescono a prevalere su tutto attraverso la forza della semplicità.

Rinascita

M.A.D. Gallery Milano

 

 

 

Katia Longoni propone nella sua tela il tema della rinascita, del passaggio da uno stato dell’esistenza a un altro, permettendoci di assistere alla trasformazione soprannaturale di un essere in un altro di diversa natura.
La metamorfosi si inscrive nell’universo del meraviglioso, essa sfugge ai codici del mondo reale e si proietta nella dimensione altra dell’immaginario. Questo processo fa giungere l’uomo alla conclusione che non esiste una singola realtà o un’unica identità ma al contrario le forme sono varie e infinite, soggette a un continuo mutamento.
Altri artisti in passato hanno affrontato il tema della metamorfosi e della rinascita.
Tra questi Gian Lorenzo Bernini che con la sua scultura “Apollo e Dafne” rappresentò la giovane ninfa nel momento della sua mutazione in una pianta di alloro.
I protagonisti del dipinto di Katia sono una donna e una tigre. La donna ha una carnagione scura che richiama paesi lontani e i lineamenti del suo viso sono sottili ed eleganti, gli zigomi marcati, le labbra carnose e le ciglia lunghe e folte. Una meravigliosa bellezza esotica i cui particolari del trucco sono curati nei minimi dettagli: dal colore rosso corallo del rossetto che evidenzia le carnose labbra semiaperte, al luminoso ombretto che le esalta gli occhi.
Sulla destra compare invece la tigre. Il corpo della belva è ancora bianco mentre il muso è di un colore aranciato e contornato da una sorta di vortice dal quale sembra emergere, come se il processo di nascita debba ancora ultimarsi.
La tela si presenta offuscata da dei tratti di pittura bianca resi con l’effetto della spugnatura che conferiscono un senso di movimento e mutamento in corso. Il tutto sembra un sogno, tutto sembra sospeso, il momento congelato nell’attimo cruciale. La donna è raffigurata leggermente in secondo piano, il collo parzialmente oscurato, mentre la sua essenza umana va lentamente a scomparire lasciando aperta la strada alla nascita della sua nuova natura.
La donna si fa tigre, furtiva e solitaria, predatrice e feroce.

Arte a Palazzo 2017

Galleria Farini Bologna

Il varco che l’artista Katia Longoni apre con le sue opere ha a che fare con un mondo sostanziato da un realismo di matrice onirica, magica, composto dalla forza delle suggestioni, da emersioni che giungono dalle più profonde zone dell’inconscio, espresse mediante un linguaggio che è divenuto codex personale della pittrice veneta.

Cicatrici, Volontà Indomita e Anima2, opere con le quali partecipa alla XIX Collettiva Internazionale di Pittura, Scultura e Fotografia del progetto Arte a Palazzo. Tre lavori, tre dipinti che abbracciano un arco temporale abbastanza ampio che va dal 2009 al 2016, quasi un decennio, in cui l’arte della Longoni ha potuto affinarsi, seguendo le linee guida che fanno di lei una pittrice legata agli stilemi di un iperrealismo grafico che, tuttavia, si riveste di allegoriche metamorfosi. Astrazione e realtà, invero, convivono nei suoi dipinti, in modo tale da creare un ambiente precipuo ad accogliere personaggi e suggestioni che sono lo snodo tematico al quale la Longoni rende grazia.

Il volto umano, molto spesso femminile, e alcuni suoi particolari, sono i soggetti affidatari del ruolo principe nella ricerca pittorica dell’artista, come ben palesano le opere qui in oggetto. Cicatrici, il primo dipinto esposto e realizzato nel 2009, sin dalla scelta del titolo, apre la lettura ad un tipo di intepretazione che al reale guarda già attraverso il dialogo semantico, primo livello di fruizione; appreso ciò, il fruitore osserverà l’immagine rappresentata: un particolare, una cicatrice che, di netto, taglia la pelle ma da cui “fiorisce” nuova speranza, mediante un simbolico cuore fiorato. Ecco, dunque, mostrato come la Longoni affidasse già alle minuzie e alle loro suggestive ed emozionali riproposizioni, un ruolo capitale, medium per una narrazione che affonda le proprie radici in un esistenzialismo composito, carico di emozioni e suggestioni che si fanno latrici di percezioni nuove, catartiche. Sensazioni che sono presenti anche nelle due successive opere, Anima 2 e Volontà Indomita.

In Anima 2 il focus, dal taglio fotografico, si stringe su un occhio lacrimante, occhio specchio di un’anima sofferente, che nella profondità inconscia tenta un’emersione, attraverso lacrime salvifiche, quasi volessero catturare il dolore, portarlo in superficie ed espellerlo. Da questo viaggio catartico si evince anche la grande bellezza di quell’iride blu, di quel realismo che l’artista cerca e trova, riuscendo poi ad eternarlo sulla tela mentre le sensazioni e le emozioni compiono un viaggio che è in continuo divenire e muta al mutare dell’interpretazione sempre in fieri.

Dal particolare all’universale si giunge con il terzo lavoro presentato da Katia Longoni ed intitolato Volontà Indomita. Realizzato nel 2016, in esso campeggia un profilo di donna guerriera, il cui bel volto è screziato e ferito, recante cicatrici non ancora rimarginate, come sulla mano. La luce, che determina un aspetto fondamentale dell’impianto compositivo, rivelandosi parte integrante della costruzione semiotica, rimanda questa immagine particolare, pur nel suo realismo descrittivo, ad un tempo lontano e di cui non possiamo aver contezza. Nulla identifica la donna, non un nome, un motto, un simbolo personale, ma l’intera scena permette di costruire il doppio piano di lettura dinanzi al quale la pittrice ha voluto porre il fruitore.

Il bello ideale e la bruttezza del dolore, fisico e dell’anima, si trovano ad essere posti sullo stesso piano ontologico nelle tre opere di Katia Longoni l’uno di fronte all’altro, in una sorta di sfida concettuale che trova la propria vittoria in quella volontà di scoprire, tramite una crescita inconscia, laddove è possibile trovare il superamento di impasse emotive. La narrazione, pertanto, si fa quasi non più descrizionale tout court ma suggerimento di immaginifiche vie di fughe, di discese nel profondo solco esistenziale cui tutti prendiamo parte.

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© 2016 by Longoni Katia